Intervista a Marcello Pirovano

Marcello Pirovano si è avvicinato al mondo maker dopo quattro anni di lavoro in un’azienda storica del design italiano, Danese Milano. Nel 2012,insieme a Patrizia Bolzan, ex-studente come lui del Politecnico di Milano, ha fondato Tecnificio: uno spazio di progettazione – che definito “maker facility” – nato per far dialogare il design con le eccellenze artigiane e le tecnologie di fabbricazione digitale. La loro prima sfida è stata quella di Analogico/Digitale: una mostra curata da Stefano Maffei e Stefano Micelli in cui un collettivo di designer e artigiani brianzoli ha presentato dei progetti ibridi all’interno della galleria Subalterno1 durante una delle prime edizionidi zona Ventura Lambrate. Da quella prima esperienza sono nate altre collaborazioni fondamentali, tra cui la creazione dei kit Stampomatica per la stampa letterpress insieme al team di Lino’s & Co, il concept Make Art with Science per il MUDAM in Lussemburgo conSharazade e la direzione artistica delle mostre collettive nella galleria di design italiano Subalterno1 a Milano. Tecnificio è sempre stato unospazio aperto alle collaborazioni con altri giovani designer, comeDiego Quetti e Giorgio Nuzzo che sono stati parte integrante del team di progetto di ALPERUBRA.

1. Secondo te quanta innovazione c’è in Italia?
Dipende dal contesto di riferimento: tralasciando le start-up più spiccatamente digitali, se ci focalizziamo sulle piccole aziende artigiane tradizionali possiamo affermare che negli ultimi cinque anni c’è stato un rinnovato interesse per la sperimentazione e la ricerca. Ne sono una prova lo stesso format di “Botteghe Digitali” oppure l’iniziativa “Piemonte Handmade” organizzata dalla fiera di design indipendente Operae, a cui parteciperò come designer affiancando la galleria Nero di Arezzo e le straordinarie maestranze di una storica bottega artigiana torinese, Pavan Arredamenti. L’ibridazione tra diverse competenze e figure professionali è la chiave di molte storie di successo: il saper fare dell’artigiano unito alle nuove tecnologie di fabbricazione digitale, così come la cultura del progetto del designer affiancata alle molteplici opportunità comunicative dei social network.

2. Quali sono i benefici che l’innovazione può portare all’interno di un’azienda?
Innovare la propria attività artigianale non necessariamente vuol dire stravolgerla. Nel caso del progetto ALPERUBRA – con Patrizia, Diego e Giorgio – abbiamo innanzitutto analizzato le reali possibilità produttive dell’azienda di riferimento per individuare un processo manifatturiero sostenibile che potesse trasformare il legno di botte in oggetti semplici ma simbolici. L’ispirazione è stata il territorio: grazie ai dati orografici presenti online nelle mappe digitali, abbiamo estrapolato alcune curve di livello e abbiamo creato dei modelli 3Dper le macchine CNC di Maurizio. In questo modo la collezione di oggetti Alperubra parla del territorio Valtellinese attraverso il linguaggio internazionale della fabbricazione digitale, esaltando al tempo stesso le capacità produttive di Maurizio.

3. Qual è l’atteggiamento che le imprese assumono neiconfronti dell’innovazione? Quali difficoltà hai riscontrato?
In generale, quando ho lavorato con le piccole imprese artigianali ho spesso riscontrato difficoltà negli aspetti di comunicazione e di immagine: sia nella scelta del registro appropriato per raccontare il proprio lavoro, sia nella creazione di un linguaggio grafico coerente che esaltasse la propria identità. Questo è stata la sfida della prima fase del progetto dedicata alla costruzione del nuovo brand ALPERUBRA.

4. Cosa hai e stai imparando dai progetti che ti sono stati affidati a Botteghe Digitali?
L’avventura di Botteghe Digitali è stata molto stimolante perché abbiamo potuto confrontarci con un team di professionisti di alto livello, dalla fase di costruzione del brand fino a quella di prototipazione. Grazie al ritmo molto serrato e al confronto continuo con Laura Bortoloni – coach del progetto – abbiamo potuto applicareun percorso di progettazione “lean” che ci ha aiutato ad accelerare i processi decisionali e a procedere velocemente attraverso diversi test di verifica. Ma gli aspetti che ho apprezzato di più in questa esperienza sono stati la passione e la voglia di mettersi in gioco di Maurizio, piccolo grande artigiano valtellinese.

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