Il mestiere dell'ombrellaio
ai tempi del digitale

Esistono ancora le botteghe di una volta?
La rivoluzione commerciale degli ultimi anni ha portato i centri urbani delle maggiori città del mondo ad assomigliarsi un po’ tutti gli uni con gli altri standardizzando vetrine, insegne e manichini.

La bottega definita come esercizio commerciale composto da una zona laboratorio dove si lavorano le merci ed una zona vendita sono state confinate nelle periferie a causa di affitti troppo alti delle zone centrali e concorrenza che abbassa i prezzi medi delocalizzando le produzioni nei paesi emergenti. Ma manca la qualità.

Le belle storie, per fortuna, ci sono sempre; in centro a Milano c’è ancora una bottega che produce ombrelli artigianali fatti a mano. Una tradizione tramandata da cinque generazioni e lunga 150 anni che vede protagonisti adesso Francesco ed il fratello Giorgio che portano avanti con immenso orgoglio una tradizione quasi scomparsa.

Le aziende nel settore sono praticamente scomparse in Italia, ma loro portano avanti l’impresa alla faccia della crisi. La lavorazione di un ombrello fatto a mano conta su settanta passaggi; si parte da un bastone da passeggio di cui si sceglie il tipo di legno tra castagno, malacca, frassino, olivo, e nocciolo e acero. Le stecche sono rigorosamente in ottone, niente ferro, perché prima o poi si arrugginisce. Il tessuto che riparerà dall’acqua è tagliato da signore che poi lo cuciono e lo legano a mano attorno ai ferri.
Manca solo l’impugnatura: fatta di pelli pregiate, di madreperla ma anche di corna di cervo e montone, dipende dall’utilizzo. La fase finale è la stiratura della tela.

Qui non c’è fretta, si fanno le cose e si fanno bene; la qualità si vede e si tocca, per questo le grandi aziende del lusso vengono da Francesco per produrre gli ombrelli più belli del mondo.

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Botteghe Digitali