Tracciata la mappa dei Makers:
ecco dove sono e cosa fanno

Gli “artigiani digitali” sono perlopiù uomini, lavorano nei grandi centri urbani ma spesso non è quella la loro occupazione principale.
Questo emerge dalla prima ricerca italiana sul mondo dei Makers effettuata dai ricercatori del Politecnico di Milano su un campione di 134 Maker, Designer-Autoproduttori e Lab Manager italiani.
Il terreno più fertile dove crescere ed esprimere le proprie doti ingegneristiche, progettuali e di creazione manuale si trova nelle grandi città. L’ambiente urbano, forse perché più facilmente attratto dalle novità, fa convergere il 27,5% degli amanti del DIY, con le sole Milano, Roma e Bologna che prendono il 20,8% del totale degli intervistati. Dal quadro che emerge dalla ricerca, solo circa il 30% degli artigiani digitali fa di questa passione un mestiere, mentre il campione restante lo ritiene un hobby o un secondo lavoro.
La voglia di sperimentare e di creare nuovi prodotti da immettere nel mercato sono i driver principali che i Maker hanno preso in considerazione approcciando questo mondo, anche se più della metà (53,7%) lo prende come un momento per svagarsi e divertirsi.
Da notare come il mondo del “futuro artigiano” sia molto spesso legato alla condivisione; lavorare in spazi comuni come i Fab Lab con altri artigiani favorisce la scambio di idee ed il fervore produttivo, anche se poi la maggior parte dei Maker preferisce operare in maniera autonoma.
Lo sharing, soprattutto di sistemi software Open Source, si conferma comunque uno degli elementi cardine che ha fatto nascere la cultura dell’auto produzione artigianale e che continua a trainarla.
Come conclusione dell’analisi, gli intervistati si augurano un maggior riconoscimento professionale da parte delle istituzioni attraverso agevolazioni fiscali, un accesso al credito facilitato e una semplificazione burocratica.

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