Tecnologia al servizio dei disabili:
un braccio bionico per le comunicazioni tra sordo-ciechi

Un braccio bionico per le comunicazioni tra sordo-ciechi

Alla Maker Faire Rome 2015 erano presenti molti progetti nati da spin off universitari o come tesi di ricerca (come la bici a pedalata assistita che avevamo visto qualche settimana fa) , tutti realizzati da ragazzi giovani e motivati, ma anche aziende già affermate che ricercavano nei giovani una ventata di novità e innovazione con cui contaminarsi.

Tra i tanti padiglioni presenti ne era stato allestito uno che riuniva tutti i progetti innovativi dedicato alla disabilità, dove erano esposti quei progetti che sfruttano le potenzialità che la tecnologia offre per agevolare la vita ai disabili.

Abbiamo conosciuto Marco Indaco, CEO di Looqui, che realizza un braccio bionico per permettere ai sordo ciechi di comunicare a distanza. Ecco cosa ci ha raccontato!

Come nasce il vostro progetto ?

Il nostro progetto nasce come tesi di ricerca universitaria all’interno del Politecnico di Torino. La nostra mission è aiutare le persone sordo-cieche a comunicare a distanza, è frutto di un’idea di un ricercatore italiano che lavora in Francia, Carlo Geraci, e noi abbiamo sposato la causa e sviluppato l’idea. Questa è Looqui.
Siamo una startup innovativa nata a giugno 2015, abbiamo vinto il programma di incubazione di TIM Working Capital e siamo accelerati a Milano dove sviluppiamo la tecnologia dal punto di vista ingegneristico.
Utilizziamo il Leap Motion per il riconoscimento dei segni, inviamo le informazioni su internet dove vengono rielaborate e poi in remoto, a distanza, la mano robotica riproduce lo stesso segno fatto dal segnante davanti la camera. A quel punto il sordo cieco ricevente può toccare la mano bionica e capire il messaggio che gli viene trasmesso realizzando così una comunicazione a distanza.

Secondo te, come la tecnologia può aiutare le persone con disabilità?

In questo momento storico la tecnologia gioca un ruolo cruciale visto soprattutto la riduzione dei costi.
Oggi la tecnologia è alla portata di tutti, questo permette di sviluppare idee in maniera molto veloce e soprattutto di arrivare a prodotti finiti ed economicamente accessibili a chiunque. Questa è una logica win-win, per chi sviluppa e per chi ne usufruisce.

Avete già fatto provare il vostro prodotto?

Siamo in contatto con la Lega del Filo d’Oro, l’associazione italiana per i sordociechi, e grazie e loro abbiamo fatto provare ad una persona il nostro braccio robot: il risultato è stato di forte entusiasmo, anche se alcuni dettagli della mano erano ruvidi e fonte di ambiguità, ad esempio una sporgenza nel pollice lo faceva sembrare chiuso e quindi alterava la comunicazione. Abbiamo capito che ci sono ancora molte cose da migliorare, soprattutto perché alcuni movimenti per noi impercettibili per loro hanno una semantica importante. Stiamo lavorando per rendere i movimenti della mano più precisi possibili e uguali al significato che si aspettano.

Come comunicate il vostro progetto?

Principalmente attraverso eventi fieristici, tipo la Maker Faire e altre di settore, che ci danno visibilità e tramite il nostro sito web o i canali social.

Che soddisfazioni avete raccolto da questa Maker Faire?

Molte soddisfazioni, c’è molto interesse nel progetto da parte delle persone. Soprattutto piace il fatto che facciamo qualcosa per il sociale e noi ci crediamo molto e ci carica moltissimo questo riconoscimento.

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