La differenza tra Social Strategy e narrazione per l’artigiano

Non serve citare i tanti casi di artigiani eccellenti che l’Italia ha sfornato per comprendere come l’elemento narrativo sia ormai totalmente parte dell’esperienza artigiana. Non serve, ma facciamolo. Riflettendo sul crowdcrafting di Berto Salotti (http://www.bertosalotti.it/crowdcrafting.html) o sul museo della grappa Poli (http://www.poligrappa.com/ita/poli-museo-della-grappa.php) è facile comprendere come narrazione sia qualcosa di molto diverso da Social Media Marketing.
L’artigiano è un po’ come il protagonista della fortunata canzone di De Andrè, che ha “poco tempo e troppa fame”. Non è quindi giusto e sensato rivolgersi a Facebook come potenziale elemento salvifico di un problema di racconto, o peggio di prodotto.
Quello che è giusto e possibile fare è utilizzare questi canali per quello che sono, cioè grandi amplificatori culturali con tre caratteristiche:

– l’ampiezza del pubblico raggiungibile
– la possibilità di targhettizzare localmente
– la multimedialità

Narrare significa avere una storia da raccontare, e raccontarla bene. Solo poi capiremo se il canale più adeguato è Facebook, Instagram o altra diavoleria del nostro secolo.
Il compito dell’artigiano è capire in maniera molto chiara quale elemento distintivo può comunicare, e quale leva del proprio prodotto risveglia nel cuore e nell’animo del consumatore finale un’epifania.
Pensiamo ad un artigiano dei coltelli, il consumatore sarà probabilmente un esperto chef, o aspirante tale. La dimensione di racconto non sarà immaginifica e nebulosa, bensì il prodotto sarà al centro della scena, in una vivida e grintosa rappresentazione delle sue potenzialità. Sarà la tecnica a guidare. Pensiamo ora ai gioielli, ad acquistare potrebbe essere un uomo che vuole regalare alla propria amata un sogno, dovremo quindi comunicare un mondo possibile e non (solo) la caratura del diamante. Semplice? Non proprio. Ci sono oggi almeno due punti di attenzione non prescindibili: il primo risiede nel contesto di consumo, gli utenti ci scrutano da smartphone, tablet e spesso in situazioni non statiche, dobbiamo quindi capire la tipologia di contenuto che meglio soddisfa il nostro racconto.
Il secondo punto è invece legato ai canali e ai contenitori: non posso pensare di utilizzare i social e il sito web con lo stesso scopo. Ai Social Media lasceremo il ruolo di ariete, di backstage, di momento di vita vera.
Sul sito web (oggi forzatamente da avere in più lingue) caratterizzeremo la nostra offerta, o ancor meglio i nostri successi e casi di studio. Narrare significa pianificare contenuti diversi per canali diversi e amplificare la nostra storia. Social Networking significa dominare uno di questi canali.
Sembra una differenza puerile, ma è semplicemente fondamentale.

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